martedì, 22 luglio 2008
Durante la permanenza, mi sono nutrito nel seguente modo: a pranzo panino, soprannominato dal gruppo "panino killer", contenente patatine fritte, tanto sale, origano, senape e uno a scelta fra: hamburger, specie di hamburger con formaggio, salsiccia speziatissima e pollo fritto. Purtroppo a pranzo, stando in cantiere, si poteva mangiare soltanto presso la "kantina", il bar dello stabilimento; qualunque altro luogo di ristoro si trovava troppo lontano dall'impianto. Per compensare a questo scempio gastronomico (comunque gustoso), alla sera andavo a mangiare in uno dei centinaia di ristoranti della città. Il centro ha una densità mostruosa, superiore a quella che avevo riscontrato a Stoccolma. Nel centro di Salonicco, per essere chiari, la stragrande maggioranza degli esercizi è un ristorante oppure un pub. Altrettanto curioso è il fatto che lavorano praticamente tutti.
C'erano sostanzialmente due possibilità: andare con il gruppo principale sempre nello stesso posto, oppure andare io ed il mio collega alla ricerca di qualche altro posto. Facendo così, ho potuto provare una decina di ristoranti diversi e forse più. Ho constatato che il servizio è equivalente in quasi tutti gli esercizi, ossia si mangia bene e pressapoco la stessa cucina: calamari e polpi alla griglia, formaggi alla griglia, salse, souvlaki (spedini, generalmente di agnello), dolmadakia (foglie di vite avvolte a sigaro e riepiene di riso).
IMAG0160Da bere, ho trovato ovunque sempre le stesse quattro marche di birra: Kaiser, Amstel, Heineken e Mythos. Parrà strano ma non abbiamo trovato un locale che facesse eccezione; per trovare una birra diversa, sono dovuto andare al Carrefour più grande della città. C'è piuttosto una certa varietà di vini, dei quali la retsina è di gran lunga quello più popolare.
Quando andavo con il mio collega in cerca di nuovi locali, ci dirigevamo sempre verso una specie di vicolo, consigliatoci da un giovane elettricista dello stabilimento.
Si tratta per la verità di un paio di stradine che si incrociano e sono riempite esclusivamente di ristoranti. In certi punti è difficile passare a causa del numero di tavoli, pieni di gente, ammassati all'esterno dei locali. È in questa situazione che ho visto concretamente una figura leggendaria di cui avevo sentito parlare qualche volta: il buttadentro. Ebbene sì, lungo queste stradine ci sono degli strani individui (dall'effemminato ed elegantissimo ragazzo in abiti anni '70 alla bionda magra e seminuda) che si lanciano sugli avventori ed iniziano a parlagli a raffica del proprio locale, mentre cercano di indirizzarli ad un tavolo libero. Il passaggio è a volte condito da momenti di autentico imbarazzo perché ci è capitato di essere braccati da tre o quattro buttadentro che tirano in direzioni diverse. Purtroppo si può dire di sì soltanto ad uno per volta ed io, con il mio collega, abbiamo rischiato seriamente di finire a mangiare da soli in due risotranti diversi!
Altra caratteristica dei ristoranti in generale, ma specialmente di quelli raggruppati nelle stradine, è la quantità elevata di elemosinanti; tra questi, purtroppo ci sono moltissimi minorenni. Ce n'è stato comunque uno davvero atipico, di cui non posso non pubblicare delle immagini. Si tratta di un signore che dimostra d'aver passato i 60 anni che, per campare, fa i classici numeri acrobatici da circo. Quando è arrivato e ha cominciato a montare sedie ed incendiare oggetti, pensavo che fosse un pazzo e che da un momento all'altro avrebbe combinato un guaio. Invece, dopo qualche minuto si è messo a fare lo sputafuoco. Fin qui, francamente, avevo visto di molto meglio ma... Il numero successivo ha lasciato tutti a bocca aperta. Il signore è infatti riuscito a mettersi in verticale sopra delle sedie impilate ed appoggiate su tre bottiglie di birra!
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L'impresa non è certo a portata di tutti i giovani ma è particolarmente notevole se si considera l'età non più verdissima dell'esecutore!
A parte questo, la maggior parte dei mendicanti che si avvicinavano al nostro tavolo diventava vittima di una mia supercazzola, mischiata a gerco da cantiere, per il divertimento del mio collega. In qualche caso sono veramente riuscito a convincere uno di loro ad andare verso il punto che indicavo, pur avendo parlato un misto di parole pseudo-italiane totalmente prive di senso.
Morale della favola: penso di poter dire che un italiano in Grecia mangi molto bene!


EPITAFFIO: dal latino "epitaphiu(m)" = "discorso funebre", dal greco "epitáphios" = "sopra la tomba", composto da "epi-" e "táphos" = "tomba".

EPITETO: dal latino "epitheto(n)", dal greco "epítheton" = "posto in aggiunta", composto da "epi-" ed un derivato di "tithénai" = "porre".
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categoria:grecia, lavoro, gente, etimologia
lunedì, 14 luglio 2008
Salute a tutti i miei cari lettori! Sono tornato dalla Grecia il 4 luglio ma, in effetti, non ho ancora raccontato niente. Il motivo è che ci sono tanti piccoli spunti su cui costruire il racconto ma in questi giorni ho avuto poco tempo e, data la stanchezza serale, anche poca voglia. Ho deciso che pubblicherò il racconto in diverse parti, giusto per non fare un post lunghissimo ed impegnativo. Ogni post sarà dedicato ad un aspetto particolare della trasferta e sarà documentato da qualche immagine fatta col mio palmare.
Il post di oggi si concentra sull'ambiente di lavoro che ho trovato a Salonicco. Spero che vi piaccia!

Dal punto di vista del lavoro sono rimasto pienamente soddisfatto. Ho avuto la fortuna di avere un capocantiere bravissimo e dotato di una calma che è requisito importante per tal ruolo: sono convinto che se un leader è nervoso, anche i suoi sottoposti tendono ad esserlo. Così, invece, siamo diventati una squadra subito affiatata e senza pelandroni, nonostante appartenessimo a ben 6 aziende diverse (per un totale di una decina di persone). Ognuno aveva la sua parte di lavoro da svolgere e ha trovato piena collaborazione da parte degli altri. C'è stato, per quanto mi riguarda, soltanto un po' attrito tra me e il cliente della mia azienda, mitigato con tanta pazienza da parte del sottoscritto.
Due parole anche sugli operai greci: come immaginavo, in Grecia il ritmo di lavoro è tutt'altro che frenetico: lunghe e frequenti pause (legittimate dal caldo), nervi distesi, inclinazione naturale al cazzeggio. Anzi, penso che i Greci, per lo meno quelli che ho incontrato in cantiere, siano maestri del temporeggiamento. Dall'inizio alla fine hanno sempre e comunque tergiversato, mentre noi lavoravamo 12-13 ore al giorno, con ben poche pause e senza festivi. Penso che la prima immagine che mostro renda al meglio il concetto appena esposto:
IMAG0225Durante la messa in servizio è successo innumerevoli volte che un sensore si guastasse. Per porre rimedio ci voleva di volta in volta un elettricista od un meccanico esperto per rimettere a posto le cose. In questa circostanza, come si può notare, in cima alla macchina c'è un operario che lavora alacremente. Il resto della squadra, invece, lo aiuta stando ferma a guardare! Con tutte le cose utili che avrebbero potuto fare, loro se ne sono stati lì ad osservare l'unico collega che di dava da fare.
A parte questo, i capiturno (tutti piuttosto giovani) sono stati tutti molto cordiali e simpatici, nonché disponibili. Tra l'altro ho constatato che anche in Grecia l'inglese è ormai una lingua largamente conosciuta e parlata. Per questo, sia dentro che fuori lo stabilimento, non ho mai avuto problemi a farmi capire. Penso che in una qualunque fabbrica italiana non si riuscirebbe a trovare tanta gente anglofona come ne ho trovata in Grecia.

Concludo questa parte del racconto con un breve aneddoto legato alla foto che seguirà fra poche righe. Una mattina stavo esplorando una stanza interrata sotto alla linea di produzione, quasi al buio, fra pozzanghere di olio. Quando sono risalito da una botola e ho rialzato lo sguardo, ho visto questa scena:
EatenSono rimasto a bocca aperta! Ho visto quel corpo senza testa, immobile, apparentemente incastrato sotto al rullo. Ho istintivamente pensato che fosse successa una disgrazia. Del resto, durante questa messa in servizio, ho appurato che in Grecia le norme di sicurezza sono quantomeno piuttosto larghe... Razionalizzando e vedendo che nessuno correva in giro per l'impianto urlando, ho capito che si trattava più che altro di un'illusione ottica e che quel corpo, anche se fermo, apparteneva ad un operaio che stava lavorando; così ne ho subito approfittato per fare una foto!


CHEROSENE: dal greco "keròs" = "cera", per via del fatto che contiene paraffina.
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categoria:grecia, lavoro, etimologia
lunedì, 16 giugno 2008
Domani mattina parto per la messa in servizio a Salonicco. Il ritorno è previsto per il 30 giugno. Mi attendono due settimane di duro lavoro e, temo, tanto caldo.
Se mi capiterà qualcosa di interessante e avrò tempo a sufficienza, cercherò di scriverlo qui.


BRONTOFOBIA: dal greco "bronte" = "tuono" (da "brémein" = "rumoreggiare") e "fobia" = "paura").


PANACEA: dal latino "panacea(m)", dal greco "panákeia" = "che cura tutti i mali", composto da "pan" e "akeisthai" = "guarire, curare" )da "ákos" = "rimedio".
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categoria:grecia, lavoro, etimologia
sabato, 07 giugno 2008
Skatteverket-staende-fargEbbene sì, l'Ufficio delle Tasse svedese non si è dimenticato di me!
Breve riepilogo: poco dopo il mio rientro dalla Svezia, avvenuto il 3 dicembre, avvisai lo Skatteverket del mio cambio di residenza, come si erano caldamente raccomandati quando mi consegnarono il mio personnummer. Loro mi inviarono qui in Italia un questionario per chiedermi se e quando avevo intenzione di tornare in Svezia. Compilai le risposte e rispedii la lettera il 12 dicembre mediante una raccomandata con ricevuta di ritorno. Da allora non seppi più nulla. Il sito delle Poste dà come ultima traccia della mia raccomandata, il transito presso Milano, diretto all'estero... Non ne seppi più nulla fino al 20 maggio! Già, perché lo Skatteverket si è ricordato comunque di me e mi ha mandato una nuova lettera. Il contenuto è composto da due fogli. Nel primo, più o meno, si dice questo: "Lo Skatteverket ha deciso di cancellarti dal suo registro, in base alla tal legge, perché non abiti più in Svezia da mesi". Nel secondo foglio ci sono descritte invece le regole per fare ricorso.
Dato che ottenere un personnummer non è stato troppo difficile, ho pensato che non farò ricorso e ripeterò la procedura quando tornerò in Svezia.

Mando un meritatissimo "tack" a Isil, che mi ha aiutato a tradurre la lettera: ormai la lingua svedese non ha più segreti per lei!


RADAR: acronimo che sta per "RAdio Detection And Ranging" = "Scoperta e localizzazione (per mezzo della) radio".

SCIOPERO: dal latino "exoperare", composto da "ex", che indica una cessazione e "operare" = "lavorare".
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categoria:svezia
venerdì, 23 maggio 2008
Oggi, mentre chattavo via Skype con un mio collega, ho cercato il mio nome su Google. È una curiosità che soddisfo ogni tanto e immagino di non essere il solo. Innanzi tutto, il numero di pagine trovate è decisamente cresciuto, rispetto alla mia ultima verifica. Sono però rimasto sbalordito da un collegamento in particolare: si tratta nientemeno che di un articolo pubblicato su una rivista e recante la mia firma. La vicinanza di altri due nomi ha immediatamente fugato il dubbio che potesse trattarsi di un mio omonimo (che tra l'altro ho pure trovato negli altri risultati e mi è subito diventato antipatico): i signori in questione sono i relatori della mia tesi di laurea. In effetti, questo articolo è stato pubblicato qualche mese fa su una rivista cartacea specializzata. Evidentemente, i miei relatori hanno scritto un articolo e, consultandolo, ho subito capito che si tratta proprio della mia tesi di laurea! Anzi, a dire il vero, non è un estratto vero e proprio: dal mio lavoro (che è in inglese) sono stati estrapolati i contenuti (osservazioni, dati sperimentali, grafici, ecc.) e ne è stato prodotto un articolo in italiano di otto pagine.
Sapere che il mio lavoro è stato tanto apprezzato da finire su una rivista specializzata mi ha chiaramente soddisfatto. A questo punto, il mio stupore è dato da due fattori:
1) Non sapevo che dovesse essere tratto un articolo basato sulla mia tesi di laurea.
2) I relatori sono stati abbastanza corretti da inserirmi fra gli autori; perché non me l'hanno detto? Avranno perso i miei contatti? Non volevano? È un mistero sul quale farò luce prossimamente.
Essere finito su una rivista in qualità di autore fa curriculum e quindi non ne sono per niente dispiaciuto. Certo non mi cambia la vita e tra l'altro il fatto che la rivista sia in italiano non mi sarà molto utile ai fini della Missione ma è comunque un evento di una certa rilevanza per me, giovane ingegnere che si sta ancora orientando nel mondo del lavoro. Sarebbero potuti passare ancora mesi prima di accorgermene; quell'articolo sarebbe potuto invecchiare e sparire da Internet senza che io ne venissi a conoscenza.


HOCKEY: dal francese antico "hoquet" = "bastone"; probabilmente si riferisce al bastone usato dai pastori e a cui la mazza da hockey assomiglia nella forma.

BUCOLICO: dal latino "bucolicu(m)", dal greco "
boukólos", composto da "bôus" = "buoi" e "kólos" = "pastore".
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categoria:università, etimologia
domenica, 04 maggio 2008

Martedì 22 sera siamo andati a mangiare di nuovo pesce, come nella precedente; questa volta ci siamo seduti in un tavolo all'aperto su una piazzetta del centro storico. Anche qui abbiamo mangiato molto bene. Questa, del resto, sembra essere la vita del trasfertista: tante ore di lavoro in più del solito, pranzi frugali e veloci, compensati da ottime cene a base di cucina indigena. Non si tratta di un buon modo per mantenere la linea e, in effetti, tempo addietro avevo notato che, chi fa lunghe trasferte all'estero da molti anni, tende ad avere la panza ben pronunciata.
Adesso dedico due parole sui miei compagni di viaggio: a parte il mio capo, c'erano anche altre tre persone, per un totale di tre aziende coinvolte nel revamping (termine tecnico che significa "rinnovamento") dell’impianto. Io, tra loro, ero di gran lunga il più giovane ed anche l'unico senza una famiglia. Tutti, rigorosamente maschi, hanno continuamente parlato di vecchie trasferte, colleghi di cui si sono perse le tracce, cene, figli. Nonostante il divario di età, penso di poter dire d'aver instaurato un buon rapporto con tutti; non sono ancora in grado di giudicarli come persone o come lavoratori ma posso senz'altro dire che per adesso sono andato d'accordo con tutti.
Dopo la cena, alla sera abbiamo fatto, sia lunedì che martedì, una passeggiata sul lungomare e nel centro storico. Ciò che più mi ha colpito è la grande quantità di persone che si godono la vita notturna. Alle 23 di lunedì il lungomare era pieno di locali e chioschi aperti, musica e gente di varia età. La zona è quasi completamente occupata da ristoranti, pub e disco-pub. Ho scattato anche un'immagine di una bella piazza di Salonicco "by night", che vi propongo qui sotto:

IMAG0083L'immagine purtroppo è un po' mossa ma non potevo fermarmi a impostare lo scatto. La prossima volta che andrò là mi impegnerò di più a fare delle fotografie più belle. Pubblico anche un’altra immagine, che ritrae ciò che abbiamo supposto essere il teatro:

IMAG0084Fa molto ellenico, non vi pare?
Questo brulicare notturno di persone è in aperta contrapposizione con le città svedesi. In quello stesso istante, molto probabilmente, Stoccolma e le altre città del Regno erano deserte; al massimo c'era qualcuno che portava fuori il cane. Il contrasto, quindi, non è solo geografico. Un altro aspetto di Salonicco in contrasto con la Svezia è la strada: a Salonicco le strade sono perennemente occupate da un pesante traffico e sono molto sporche; a tratti si può percepire la propria bocca impastarsi per via della polvere inspirata. Infine, il clima, naturalmente: ho beccato tre giorni di caldo intenso, persino insolito, secondo la gente del posto. Addirittura, ho sentito dire che lunedì si sono sfiorati i 30°C. Anche la sera, si poteva tranquillamente andare in giro con abiti leggeri; anzi, ho avvistato numerose fanciulle greche che indosso vestiti assai poco coperti.

Nel terzo giorno, io ed il mio capo abbiamo fatto un terzo giro dell’impianto, chiarificando ulteriori punti oscuri. Comunque sia, le informazioni che potevamo avere, le avevamo quasi tutte già ottenute. Così, poco dopo mezzogiorno, ci siamo buttati nel traffico cittadino, diretti verso l’aeroporto. Durante il tragitto abbiamo assistito ad una scena che la dice lunga su come il codice della strada sia interpretato in Grecia: su un’autostrada, dove le auto sfrecciano a 140km/h, abbiamo sorpassato una… Bicicletta!
Ah, per finire, una piccola curiosità: in Grecia la Pasqua è arrivata la scorsa domenica e, infatti, i negozi erano pieni di uova di cioccolato... Chissà che non siano le stesse avanzate in Italia?

 

SIDERURGIA: dal greco "siderourgía", composto di "síderos" = "ferro" e "-ourgía" (da "érgon" = "lavoro").

ELEMOSINA: dal latino ecclesiastico "eleemosyna(m)", dal greco "eleemosýne", derivato di "eleémon", da "éleos" = "pietà".

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categoria:grecia, lavoro, etimologia
venerdì, 25 aprile 2008

Mercoledì sera sono tornato dalla trasferta in Macedonia. Purtroppo, nonostante un inedito dispiegamento tecnologico, non ho avuto la possibilità di scrivere mentre ero là. Infatti, l'albergo dove ho soggiornato era provvisto di accesso Wi-Fi a Internet ma era piuttosto instabile. Questi tre giorni sono stati un'ottima occasione per sfruttare tutte le potenzialità del computer palmare che mi sono comprato un paio di mesi fa e che mi avrebbe tanto aiutato quando ero in Svezia. Ad esempio, ho potuto agilmente sfruttare la connessione gratuita a Internet per telefonare, via Skype, in Italia, spendendo 0,017€ al minuto. Inoltre mi è tornato molto comodo anche sul posto di lavoro ma non mi dilungherò oltre su questo tema.
Nonostante mi sia alzato alle cinque del mattino, io e i miei compagni siamo arrivati nello stabilimento soltanto nel tardo pomeriggio. La prima scritta che ho riconosciuto, in quel Paese che non usa il nostro alfabeto, cosa sarà stata? IKEA, che domande! Per di più, in quei tre giorni ho visto spesso passare un autobus con destinazione Ikea; mi sono chiesto se ci sia un posto a Salonicco con quel nome o se l’Ikea è davvero tanto popolare da essere diventata un punto di riferimento della città!

Data l’ora, ci siamo limitati a fare un giro della linea di produzione che stiamo modernizzando. Tra l'altro, quel giorno era ferma e la cosa non è stata, per noi, tanto bella. Uno dei miei compiti principali è stato quello di filmare ogni parte della linea e quindi sarebbe stato meglio poterla vedere in funzione. Questa è una necessità data dal fatto che la documentazione a nostra disposizione è scarsa e di pessima qualità. Basti pensare che disponiamo di un libro contenente informazioni parziali sull'impianto, fotocopiato d'ennesima generazione, su fogli scarabocchiati. L'impianto, del resto, risale al 1980 e da allora è rimasto sostanzialmente uguale... Peccato che in questi 28 anni la tecnologia sia andata molto avanti! Questa linea mostra i segni del tempo: i Greci che ci lavorano non si sono mai molto preoccupati della sua manutenzione ed infatti abbiamo constatato che ci sono molti dispositivi guasti da tempo, rendendo l'impianto inefficiente e poco agevole da usare. Appena sono entrato nel capannone sono tornato con la mente al 1997, quando lavorai in un tubettificio. Ad invocare questo flashback è stato il forte odore di olio minerale che permea tutto l’edificio, uguale a quello che respiravo 11 anni fa.
Alla sera siamo andati a mangiare pesce in un graziosissimo ristorante a due passi dall'albergo. Abbiamo mangiato alcune bontà locali e siamo rimasti tutti molto soddisfatti.
Il mattino seguente mi sono alzato alle 7:15 e, dopo la colazione in albergo, sono andato di nuovo sull'impianto. La giornata prevedeva di vedere finalmente la linea in funzione ed un incontro con due pezzi grossi dello stabilimento, per discutere dei vari aspetti del lavoro che dobbiamo fare. Intanto, a pranzo ci siamo accontentati di un panino mangiato di fretta. Abbiamo discusso per qualche ora di tutto quello che ci veniva in mente. In particolare, ad un certo punto, è venuto per me il momento più significativo: quello dove dovevo mostrare a tutti il lavoro che ho svolto. Fin'ora mi sono occupato principalmente della supervisione, ossia quella parte del sistema di controllo che riguarda l'interazione fra l'operatore e la linea. Non ho quindi pensato a far funzionare l'impianto (o meglio, me ne sono occupato poco), bensì ho creato l'interfaccia che permette ad un operatore di far funzionare tutto l'ambaradan mediante l'uso di uno schermo tattile. È stato il momento clou di tutta la trasferta, perché mi sono ritrovato seduto davanti al mio pc con ai fianchi due Greci che mi parlavano in inglese e alle spalle il mio capo che parlava in italiano... Contemporaneamente... E io lì a scrivere velocissimamente le osservazioni che mi giungevano dalle tre fonti.

Finito il colloquio, ho potuto filmare e fotografare come si deve tutta la linea. Con queste informazioni, adesso il nostro lavoro si semplifica sensibilmente, pur rimanendo impegnativo (soprattutto per un novizio come il sottoscritto). Verso sera siamo tornati all’albergo ma, prima di uscire per andare a cenare, abbiamo lavorato ancora un po’ nel salotto vicino alla reception.

Detto ciò, per adesso chiudo qui. Nei prossimi giorni, pubblicherò anche la seconda parte del racconto.
Dato il tema del post, l’angolo dell’etimologia è naturalmente dedicato a parole d’origine greca, nelle quali mi sono imbattuto durante i tre giorni macedoni:

 

FARMACIA: da "phármakon" = "medicamento, rimedio".

ESOTERICO: da "esoterikós", da "esoteros" = "interno, intimo", derivato da "éso" = "dentro".

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categoria:grecia, lavoro, etimologia
domenica, 13 aprile 2008
Grazie per le 10.000 visite!


SCRUPOLO: dal latino "scrupulu(m)" = "sasso".

MOLOTOV: dallo nome del ministro degli esteri di Stalin Vjačeslav Michajlovič Molotov che, secondo la leggenda, ne sarebbe stato l'inventore durante la rivoluzione. Altre fonti sostengono tuttavia che l'invezione risalga alla guerra civile spagnola.
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categoria:cazzeggio, etimologia
martedì, 08 aprile 2008
Oggi parlerò di qualcosa tutto sommato ancora inedito e molto poco legato alla questione svedese: il mio lavoro. Sul blog credo d'aver detto solamente che l'ho trovato. Dunque, senza scendere troppo in superflui dettagli, basti sapere che sono una specie relativamente atipica di programmatore. Atipico perché, al contrario della maggior parte dei miei compagni ingegneri informatici, non faccio software in C++, C#, Java o gli altri linguaggi che vanno per la maggiore in questo momento. Piuttosto, scrivo software per il controllo di impianti industriali, ossia il campo per il quale mi sono specializzato all'Università. PLC e HMI sono gli acronimi più popolari.
Devo dire che, fin'ora, nella mia piccola azienda mi ci trovo benissimo: i capi sono tranquilli, i colleghi simpatici e il tipo di lavoro che svolgo mi piace. È un mestiere, il mio, che porta a frequenti trasferte in luoghi perlopiù sfigati; d'altra parte, in Svezia sanno sicuramente come controllare un impianto di produzione, mentre magari in Russia, Arabia o Polonia è più difficile trovare gente con le giuste competenze e così ci si rivolge a noi italiani. Fin'ora io ho lavorato sempre in ufficio, salvo qualche giornata presso il cliente di turno nel comune di Genova ed una brevissima trasferta nel basso Piemonte. Da oggi, però, so quando arriverà la mia prima vera trasferta: se tutto rimane come è ora, il 21 partirò per Salonicco. Da un paio di settimane mi sto infatti occupando dell'aggiornamento di un impianto di proprietà italiana e pertanto dovrò trascorrere un periodo là. Per adesso, si tratterà di fare un sopralluogo per vedere la linea prima che venga fermata per il rinnovamento. Più in là, penso verso fine maggio o inizio giugno, ci sarà invece la messa in servizio: la serie di procedure e test per verificare che l'impianto funzioni correttamente senza far fuori la gente che ci passa vicino. Questo secondo viaggio durerà invece qualche settimana.
Ora, Salonicco mi sa di città poco interessante; oltretutto, ho la sensazione che farà già troppo caldo per me. Sto ponderando la possibilità di scrivere un post al giorno quando sarò in Grecia, come ho fatto con la Svezia... Eventualmente fatemi sapere cosa ne pensate. In ogni caso, si tratterà sicuramente di un resoconto meno avvincente della Missione in Svezia, sia perché non è un'avventura, sia perché le mie giornate saranno in gran parte trascorse in ambienti poco stimolanti come può esserlo un'industria.
La Grecia non mi interessa granché, se non per fini turistici. È anche probabile che non avrò mai il tempo di vedere la gente, perché le trasferte costano caro all'azienda e quindi si cerca di farle durare il meno possibile; conseguentemente, si lavora più del solito. Tuttavia, a voler proprio trovare una buona ragione per inserire questa esperienza nel blog, la Grecia rappresenta un po' l'antitesi della Svezia: è dall'altro lato dell'Europa ed è, penso, ancora più "mediterraneo" dell'Italia. Badate che con "mediterraneo" intendo proprio dire: gente socievole, chiassosa, e disordinata: proprio come gli Italiani, proprio il contrario degli Svedesi. Così, invece che la rinascita al Nord, per adesso mi toccherà l'"osservazione del Sud".
Detto ciò, se qualcuno pensasse che io non ho più intenzione di tornare in Svezia, sarebbe bene che cambiasse idea!


FORMIDABILE: dal latino "fordimare" = "temere", derivato da "formido", d'origine incerta.

RABDOMANTE: dal greco tardo "rabdomantéia", composto da "rhábdos" = "verga" e "mantéia" = "divinazione".

AMIANTO: dal latino "amiantu(m)", dal greco "amíantos" = "incorruttibile", composto da "a-" (prefisso di privazione) e "miáinein" = "corruzione".
Di amianto è interessante anche l'etimologia del termine inglese:
ASBESTOS: dal nome di una pietra fantastica che, una volta incendiata, non si esaurisce mai. Proviene dall'antico francese "abeste", dal latino "asbestos" = "calce viva"; il termine proviene a sua volta dal greco omonimo, composto da "a-" = "non" e "sbestos" = "sopprimere", col significato letterale di "inestinguibile".
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categoria:lavoro, etimologia
giovedì, 20 marzo 2008
IMAG0012Oggi mi dedicherò ad uno dei miei argomenti prediletti: la politica energetica! Dal 6 all'8 marzo si è tenuta a Genova la terza edizione 2008 di Energethica, una fiera totalmente dedicata al tema dell'energia sostenibile; personalmente mi piacerebbe moltissimo lavorare in questo ambiente (doppio senso ). Io ho potuto partecipare all'ultimo giorno. Purtroppo mi sono perso le cose che mi interessavano di più. In ogni caso sono rimasto abbastanza soddisfatto, soprattutto per il fatto che si parli del problema dell'energia. Non c'è attività umana che ne sia svincolata. Energia significa vita, necessariamente. Quello dell'energia è il mercato più immortale che ci sia!
Durante i tre giorni sono stati mostrati i vari modi per produrre conservare e risparmiare energia, sempre senza danneggiare l'ambiente circostante. C'erano espositori provenienti dall'Italia ma anche dall'estero; sono rimasto un po' deluso dal fatto che non ci fossero stand di aziende svedesi. Perché me le aspettavo? Beh, naturalmente perché la Svezia è all'avanguardia in termini di fonti di energia rinnovabili e sostenibili. Per esprimere questo concetto, basta osservare il grafico seguente:
Quote attuali e obiettivi di produzione di energia rinnovabileCome si vede, la Svezia è il primo Paese in termini di energia rinnovabile prodotta in percentuale. Certo, gli Svedesi sono molto facilitati dall'ambiente: io sono quasi sicuro che gran parte dell'energia pulita la prendono dal legname che, detto fra noi, è la fonte sostenibile che meno mi convince. Infatti, sarà pur vero che il legno, bruciando, libera la stessa quantità di anidride carbonica che si produrrebbe semplicemente decomponendosi col tempo... Ma si sta parlando di legname appositamente prodotto per essere poi bruciato! Non credo, infatti, che gli svedesi brucino solamente gli scarti di produzione e comunque non penso che sarebbe qualcosa di praticabile su scala mondiale, nell'umiltà del mio parere. A parte ciò, è ben vero che la Svezia ha un piano dell'energia molto serio e che si sta impegnando molto in questo senso, al contrario di indovinatequalealtropaesedellunioneeuropea. Non mi ricordo entro quale anno ma la Svezia conta di eliminare l'uso di petrolio; niente male, vero? Sono convinto che le aziende più potenti al mondo siano quelle che producono petrolio e penso che possano essere contrastate soltanto da governi illuminati che tengono al futuro del proprio popolo. Questa è una delle ragioni principali che mi hanno spinto a guardare alla Svezia come luogo dove far crescere un giorno la mia famiglia.
Nei tre giorni sono state fatte varie dimostrazioni che mi interessavano, dalla casa domotica ad una tecnica per produrre energia con il moto delle onde. Inutile dire che tutto ciò è avvenuto in orari ben diversi da quelli che potevo permettermi. Mi sono piuttosto visto una lunga serie di stand di aziende che, immancabilmente, descrivevano le proprie soluzioni come le migliori sul mercato. A titolo d'esempio, pubblico la seguente fotografia:
IMAG0019In questo stand l'azienda di turno si occupa, come intuibile, di materiali termoisolanti. Ora, sicuramente ci sarà del vero in tutto quello che dicono ma... Con un tetto di quello spessore, anche se fosse riempito di sterco, secondo me il tepore non si disperderebbe comunque! Battute a parte, non sono riuscito a capire se una tecnica come quella illustrata sia effettivamente competitiva in termini economici, al di là dell'efficacia.
Ho brevemente partecipato anche ad una serie di seminari dedicati all'impiego dell'idrogeno nel trasporto pubblico: ne sono rimasto deluso per via del fatto che si parlava più di ipotesi che di soluzioni concrete e pertanto me ne sono andato via in anticipo.
Mentre me ne stavo tornando a casa, mi sono imbattuto in una prova tangibile dell'efficacia del solare termico che è valsa più di tutte le messe in mostra viste precedentemente. Tale prova si è tenuta subito all'esterno della fiera, sotto un cielo cupo, con aria decisamente fresca e pioggia. C'era un grosso pannello solare termico (del tutto simile a quello illustrato nella foto seguente) al quale era collegato un piccolo lavandino.
IMAG0015Ebbene, nonostante le condizioni avverse, l'acqua che usciva dal rubinetto era tiepida, quel che poteva bastare per farsi la doccia. Questo, a meno di un clamoroso trucco, è un risultato significativo: se il solare fotovoltaico sembra ancora lontano dall'essere una vera alternativa energetica, quello termico appare invece come un aiuto più credibile nell'abbattimento dei consumi di elettricità/idrocarburi a scopo di riscaldamento.
Concludo pubblicando la prima, e forse ultima, immagine del sottoscritto: il soggetto che si vede nel monitor è stato ripreso con una termocamera: un gingillo da 6000€ che si può usare, ad esempio, per rilevare possibili "fughe" di calore negli ambienti domestici.IMAG0013

PLOTONE: dal francese "peloton" = "gruppo di soldati", da "pelote" = "gomitolo".
FANTASMA: dal latino "phantasma", dal greco "
phantázein" = "mostrare".
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categoria:energia, svezia, etimologia